Le più grandi truffe del business online

Grandi truffe del business online

Ieri sera riflettevo su qualche idea per un nuovo articolo e ho pensavo che poteva essere un’idea carina fare una raccolta delle truffe più importanti del business online.

Frequento questo ambiente da alcuni anni e ne ho viste parecchie, ma ce ne sono alcune che sono rimaste epiche. Attività che si fondavano sul nulla e che promettendo ingenti guadagni mensili con il minimo sforzo, hanno truffato milioni di persone in tutto il mondo.

Questi business sono la rovina per chi fa Network Marketing seriamente, che vede paragonare la sua azienda alla pari di attività truffaldine. Ritengo giusto, quindi, illustrare per bene i caratteri distintivi dello Schema Ponzi per due motivi: da una parte per aiutare i networkers nella loro attività di promozione e dall’altra per mettere in guardia i più sprovveduti sulle insidie dei facili guadagni.

Se state pensando di aderire a qualche programma di business online che presenta delle analogie con i programmi che stiamo per ricordare, allora vi consiglio di starne alla larga. Perché prima o poi queste “aziende” chiudono tutte e se non volete perdere i vostri soldi, fate meglio a starne alla larga.

Zeekrewards

Zeekrewards

Il primo business online di una certa entità, rilevatosi in seguito una truffa, è Zeekrewards, arrivato all’attenzione del grande pubblico italiano intorno al febbraio del 2012. Le premesse per un business duraturo c’erano tutte, infatti il sito di riferimento era nato ben 14 anni prima. Si trattava di una piattaforma dedita alle aste centesimali, un sistema attraverso il quale l’utente acquistava dei gettoni (bids) al costo di un dollaro l’uno, ma che nello svolgimento dell’asta avevano un valore di un centesimo. Così l’utente, per acquistare un bene dal valore di venti dollari, spendeva ben duemila dollari….

L’attività legata al business vero e proprio non era l’asta centesimale, ma una semplice promozione da svolgere postando un annuncio al giorno, all’interno di siti bacheca proposti dallo stesso Zeekrewards. Un lavoro molto semplice che portava via solo 2 minuti al giorno.

Coinvolgendo altre persone nel sistema, ovviamente i guadagni aumentavano…

Per sei mesi le cose vanno a gonfie vele per gli affiliati di Zeekrewards, che postano varie prove di pagamento ottenuti su processori come Solid Trust Pay e Payza. Ma nell’agosto dello stesso anno le autorità americane di controllo avviano un’indagine sull’azienda. Zeekrewards chiude i battenti, lasciando tutti con le pive nel sacco.

Just been paid o Profit clicking

ProfitClicking

Questa è stata sicuramente una delle più grande truffe del business online. Just been paid nasce nel 2004 come sito di affiliazioni ma nel 2012 cambia destinazione d’uso e diventa un programma d’investimento online.

Il concetto è molto semplice, si acquistavano dei pacchetti pubblicitari al costo di 10 $ l’uno che rimanevano attivi sul proprio account per un periodo di 88 giorni. Nel frattempo ogni pacchetto generava degli interessi giornalieri pari al 2%, dal lunedì al venerdì, mentre il sabato e la domenica, l’interesse era dell’1%. A conti fatti, ogni 88 giorni i dieci dollari si trasformavano in 15 e l’utente poteva scegliere di ritirare il proprio capitale oppure acquistare altra pubblicità.

Il sistema andò presto in crisi ma per continuare ad ingannare le persone, l’ideatore del sito Frederick Mann, verso la fine del 2012, fece un’astuta operazione di rinnovamento aziendale, spostando il business verso una nuova denominazione, Profit Clicking.

Il sistema era praticamente identico al precedente ma dura meno. Si cercò nuovamente di cambiare le carte in tavola, dando alla luce ClickPaid. Inutile dire che ci cascarono ancora in molti, troppi.

Banners Broker

Banners broker

In Banners Broker ho pensato di entrarci anche io, perché il concetto mi piaceva molto e deve essere piaciuto anche a chi ci ha rimesso parecchie migliaia di euro. Nel ottobre del 2010 Chris Smith e Kul Josun fondano questa società che si occupava di pubblicità online, un settore sicuramente in crescita all’epoca. La loro idea era quella di acquistare spazi pubblicitari (banners) all’ingrosso e rivenderli al dettaglio a chi voleva promuoversi online (broker).

I soci dovevano acquistare un pacchetto pubblicitario e aspettare che questo generasse i guadagni passivi che venivano versati attraverso una carta prepagata fornita da MasterCard. Nel 2013 la collaborazione tra MasterCard e Banners Broker viene meno e Chris Smith comincia a prendere tempo, bloccando i pagamenti anche su Payza. A quel punto i pannelli smettono di generare reddito e appare chiaro che si trattava solo di una grande truffa.

L’avvento del Network Passivo

Se per le vittime dei sistemi precedenti provo una certa empatia perché si tratta di persone ingenue che cercavano solamente un metodo per fare soldi online senza fatica, per chi invece ha aderito al sistema del network passivo provo molta rabbia. Personaggi molto loschi che, soprattutto con Telexfree si sono arricchiti in una maniera spaventosa, coinvolgendo uno spropositato numero di persone che hanno perso migliaia di euro.

Telexfree

Telexfree

Telexfree è durato circa 3 anni ed è stato il primo esempio di network passivo. L’azienda nasce negli Stati Uniti ma apre un’importante filiale in Brasile. Il suo prodotto era un software VoIP, il Telexfree 99, che permetteva di chiamare cellulari e fissi da tutto il mondo. Adesso non ricordo quanto costava ma sicuramente non era competitivo con prodotti analoghi, primo fra tutto Skype.

Ricordo molto bene invece che per diventare promoter dell’azienda, bisognava pagare un abbonamento annuale di 50 dollari. Dopo di che si doveva scegliere l’entità del proprio business, acquistando i pacchetti di franchising: AdCentral al costo di 289 dollari e AdFamily al costo di 1379 dollari.

Come si svolgeva l’attività di promozione? Postando degli annunci testuali su siti bacheca proposti dalla stessa Telexfree. A seconda dei pacchetti posseduti il numero degli annunci aumentava, ma era sempre un lavoro molto veloce, anzi con dei tools studiati ad hoc il tutto veniva automatizzato: soldi senza fare niente, da cui la denominazione Network Passivo. Ogni AdCentral generava 20$ a settimana mentre l’AdFamily rendeva ben 100 $. Nell’arco di tre mesi si recuperava l’investimento e si cominciava ad andare in attivo. Si potevano aprire più account sotto lo stesso indirizzo IP per cui la gente si creava delle vere e proprie auto-reti, guadagnando veramente tanti soldi.

Tutto questo fino alla fine del 2014, quando interviene la SEC che apre un’inchiesta. Tutti i fondi vengono congelati e l’amministratore delegato viene arrestato dall’FBI. Viene aperta una procedura di risarcimento per gli affiliati, tutt’ora in corso.

Unetenet

Unetenet

Mentre Telexfree era ancora attiva, nell’estate del 2013, nasce Unetenet una società brasiliana (dove Telexfree era stata proibita) che funzionava allo stesso modo. Cambiavano solo i prodotti, non si trattava più di un voip ma di auto-risponditori email e altri strumenti tecnologici per fare promozione online.

Anche qui bisognava pagare per diventare promoter e poi scegliere tra 4 pacchetti di franchising, dal costo di 360, 900, 1800 e 9000 dollari. Ogni pacchetto generava un guadagno pari a 4 volte l’investimento, ad esempio il Pack Master Plus per 9.000 $ di spesa, alla fine dell’anno portava un guadagno di 33.800$. Ovviamente senza contare i soldi che arrivavano dalla rete.

Inutile dire che Unetenet ha fatto la stessa fine di Telexfree, con la sola differenza che è durato molto meno, neanche un anno.

Onethor

OneThor

Veniamo all’ultimo business scam di questa carrellata, Onethor. Anche questo business ha cercato di cavalcare il successo di Telexfree, coinvolgendo l’utenza brasiliana che non poteva partecipare al programma precedente.

Il 26 aprile del 2014 tre brasiliani, Brandao Correa Rodrigo, Martin Da Silva Misael e Rodrigues Ferreira Wagner fondano ad Hong Kong la società Onethor. La gente però si era fatta un po’ più diffidente ed allora i tre geni propongono una polizza assicurativa che copriva il 90% del capitale investito. Inoltre viene creato un e-commerce, per cui non si poteva accusare il business di non possedere un prodotto fisico. Venne creato un vasto assortimento di cianfrusaglie cinesi, spaziando dagli integratori alimentari fino ai materassi, prodotti che non interessavano a nessuno. Quello che era veramente allentante era il guadagno passivo, identico a Telexfree, cambiava solamente l’attività da svolgere: non si dovevano postare gli annunci ma semplicemente visualizzarli e cliccare sul codice di conferma.

I pacchetti con cui entrare erano tre, il più economico costava 400 dollari, poi c’era l’OneFamily da 1725 dollari e l’OneTeam che veniva ben 8625 dollari. I guadagni erano calcolati su base settimanale, rispettivamente 20, 100 e 400 dollari.

Si pensava che OneThor potesse durare almeno 4 anni e invece non superò neanche il primo anno.

Conclusioni

Dopo OneThor non ci sono stati altri casi eclatanti. Certo che le truffe online esistono ancora ed esisteranno sempre, ma non mi pare di aver più visto un business che è riuscito a coinvolgere così tante persone.

Forse la maggior parte delle persone ha capito che guadagnare online non significa aderire ad uno schema Ponzi e che i soldi non crescono sugli alberi.

2 opinioni su Le più grandi truffe del business online

  1. Giancarlo
    1 mese fa

    Caro Luca,
    ora dovresti aggiungere una raffica di nuove frodi e truffe, meglio che non ti impegni perché ne ha da mettere tanti e troppi ……..

  2. NOtruffe
    4 settimane fa

    Ultimamente è venuta fuori ProsperityClube, viene dal Brasile e nasce dalle ceneri di DXClube, conclamata truffa già smascherata da tempo. Vi pare normale che investendo 1000 euro questi signori riescano a generare una rendita passiva di 500 euro AL MESE? Su YouTube si trovano facilmente video di persone che stanno cercando di spingerla, le stesse che fino a poco tempo fa pubblicizzavano raggiri tipo OneCoin, Trafficmoonson o Recyclix…fate molta molta attenzione…

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