Il network marketing in Italia

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In Italia, guadagnare con il Network Marketing non è per tutti, sebbene abbiamo le stesse opportunità degli altri paesi, con le migliori aziende del settore presenti nel nostro mercato, in pochi riescono a raggiungere il successo.

Con questo termine non mi riferisco alla consacrazione, al prendere la spilla da diamante, ma semplicemente percepire delle commissioni paragonabili ad uno stipendio medio-alto.

Perché in Italia il Multilevel non riesce ad esplodere come negli altri paesi ? Il problema è complesso e direi che ciascuno ha le sua parte di colpa. Cominciamo ad analizzare la normativa, che in Italia è veramente restrittiva se l’andiamo a paragonare con quella delle altre nazioni.

Come sappiamo, una vera e propria regolamentazione del network marketing non esiste in Italia, abbiamo solo la legge 173/2005 che si riferisce alla vendita diretta.

Possiamo subito notare come il nostro paese sia molto indietro su queste attività, avendo affrontato la questione solo negli ultimi anni, anche in modo parziale.

Al di la dei contenuti della legge, nei riguardi dei divieti sulle vendite piramidali e catene di Sant’Antonio, giusti e sacrosanti, andiamo ad analizzare l’articolo 4, comma 8, dove leggiamo “L’incaricato alla vendita diretta a domicilio non ha, salvo espressa autorizzazione scritta, la facoltà di riscuotere il corrispettivo degli ordinativi di acquisto che abbiano avuto regolare esecuzione presso i privati consumatori ne di concedere sconti o dilazioni di pagamento.”

Avete capito il punto? Qui da noi, il networker non può vendere direttamente i prodotti, ma può solamente raccogliere ordinativi del cliente e trasmetterli all’azienda, che riceverà il pagamento, si occuperà della spedizione e riconoscerà una commissione all’incaricato.

In tutti gli altri paesi, il networker acquista uno stock di prodotti e il suo guadagno arriverà dalla vendita al dettaglio. Dopo di che, immagino, dichiarerà al fisco la plusvalenza e pagherà quanto dovuto di tasse. In tutto il mondo è così, tranne che qui da noi, quindi le aziende di network marketing, per essere legali in Italia, devono adeguare il piano marketing alla legge 173/2005, con un gran dispendio di risorse, tecnologiche, economiche e di consulenza giuridica. In poche sono disposte a sostenere un simile investimento senza prima vedere come va il mercato, e quindi lasciano tutto invariato, facendo lavorare la rete in condizioni di illegalità, fino a quando hanno la garanzia di un profitto e fanno tutti gli adeguamenti del caso.

Perché questa scelta del nostro legislatore? Non lo so, forse perché siamo un popolo di evasori, che quando ha la possibilità di non fatturare, non ci pensa su due volte. Posso capirlo in un’attività commerciale tradizionale, dove le tasse sono veramente troppo alte, ma nel network marketing abbiamo una tassazione agevolata, per cui non credo che sussisterebbe questo tipo di problema.

Questa peculiarità del sistema di vendita, coinvolge a mio avviso, un altro aspetto delle difficoltà del network marketing in Italia; lo scetticismo delle persone. Diciamolo, siamo una nazione che non tiene il passo degli altri paesi, sempre pronti a pensare che chi abbiamo di fronte ci voglia rifilare una fregatura. Conquistare la fiducia di un cliente italiano non è per niente facile, genio nella creazione di obiezioni, costringendo l’incaricato a dannarsi l’anima per arrivare alla vendita finale. Nel momento in cui gli facciamo presente che dovrà pagare direttamente l’azienda, con carta di credito, eccolo li che torna a parlare di truffe, nello specifico di frodi informatiche.

A proposito di truffe, l’italiano non vede di buon occhio la figura del venditore, nell’immaginario collettivo è rappresentato come un tipo losco, con la gobba e il sorriso beffardo, un imbroglione in parole povere. Quando parliamo ad un potenziale cliente, lo sapete cosa pensa per tutta la durata della conversazione ? Ma quand’è che ti trovi un lavoro serio?! È vero che negli anni 80-90 siamo stati massacrati da truffe di ogni genere, ma dovremmo capire che non è il sistema ad essere sbagliato, ma piuttosto l’uso che ne fanno alcune persone disoneste.

Siamo comunque un popolo con scarso spirito imprenditoriale e un’eccessiva propensione al risparmio, soprattutto in questi ultimi anni d’incertezza economica. Non a caso le grandi multinazionali fanno i loro test di vendita in Italia; se funzioni qui…funziona ovunque.

Coinvolgere un italiano nell’attività

Fino adesso abbiamo parlato di vendita diretta, veniamo al secondo problema, quello del reclutamento. Non mi piace questa parola, alla quale preferisco sponsorizzazione, ma alla fine di questo si tratta. Andiamo da una persona che riteniamo essere amica e gli proponiamo di seguirci nell’attività. Attenzione, dico amico non perché ho la presunzione che ci segua per amicizia, ma piuttosto per sottolineare il fatto che dovrebbe per lo meno pensare che gli stiamo facendo una proposta onesta.

Innanzitutto cominciamo a spiegargli cos’è il network marketing e come funziona, gli spieghiamo i vantaggi e la possibilità di crearsi un reddito extra a fronte di un piccolo investimento inziale (con Forever Living si è attivi con 60 € di ordine iniziale) e cosa va a pensare il tipo? Che non è giusto pagare per lavorare, che le catene di Sant’Antonio sono illegali e che stiamo cercando di tirargli il bidone. In verità, il motivo reale che lo frena è il fatto che noi andremo a guadagnare alle sue spalle. Brutto idiota, ma quando ti svegli ogni mattina alle sei e vai in ufficio, non vai ad arricchire qualcun altro? Con questo non voglio criticare il lavoratore dipendente, voglio solo dire che questo ragionamento non ha alcun senso. Io ti sto offrendo un’opportunità, dove puoi fare come ti pare e costruire anche tu la tua struttura commerciale.

Attenzione, perché non è tutta colpa loro, una buona parte di responsabilità ce l’hanno anche i networkers o presunti tali, che continuano a dipingersi come salvatori dell’economia italiana, usando espressioni del tipo “offro lavoro” o “offerta di lavoro, astenersi chi non vuole crescere”. Dimentichiamocela questa parola, lavoro, noi non offriamo nessun lavoro. Il lavoro prevede una prestazione misurata con l’orologio, in cambio di una remunerazione fissa, tempo in cambio di denaro. Al massimo noi offriamo un’opportunità, dove c’è da investire, un’attività imprenditoriale a tutti gli effetti. Fino a quando ci si presenta nel modo sbagliato, nell’immaginario collettivo il network marketing sarà sempre visto come una truffa.

Conclusioni

Con questo non voglio dire che in Italia non si possa avere successo con il Network Marketing, anzi a mio modesto avviso mi sembra che le cose stiano leggermente migliorando, anche grazie alla presenze di nuove aziende che prima di entrare nel mercato italiano si adeguano al nostro ordinamento e grazie alle aziende storiche che ci sono venute molto incontro, introducendo il pagamento in contrassegno o con Paypal.

C’è ancora molta strada da fare per arrivare ai livelli degli Stati Uniti o dell’Inghilterra. A proposito, lo sapevate che nel Regno Unito tra gli incaricati alle vendite, oltre il 40% possiede una laurea? Questo a dimostrazione che anche a livello istituzionale, la vendita diretta e il network marketing sono ben viste e si forma la persona sulle reali opportunità offerte dal mercato del lavoro.

3 opinioni su Il network marketing in Italia

  1. GiancarloBelloni
    2 anni fa

    Leggendo questo articolo penso che si sia data troppa credibilità ad alcune aziende che operano nel NM o MLM!

    Bisogna dire chiaramente che il NM o MLM sono Vendita Diretta o Porta a Porta, la differenza è solo ed esclusivamente nel piano di compensi!
    Che le normative vigenti limitino lo sviluppo delle aziende di MLM è falso, le normative creano problemi alle aziende che pensano di fare le furbe!

    Le aziende che operano correttamente, vendono i prodotti ai clienti finali; gli incaricati raccolgono gli ordinativi dai clienti e, se autorizzati, anche i pagamenti; è per questo motivo che devono essere autorizzati!
    Ovviamente, a seconda dei prodotti e del volume economico dell’ordine, possono occuparsi anche della consegna dei beni ordinati; sicuramente non si occupano dei pagamenti ratealizzati delegati normalmente ad aziende specializzate!

    Alcune aziende per “risparmiare” sulle imposte hanno adottato una politica di “vendita all’ingrosso” ovvero vendono all’incaricato ad un prezzo netto, sarà poi l’incaricato ad aggiungere il suo guadagno che però risulterà in NERO ovvero senza IVA ne tassazione!

    Una azienda seria e corretta fiscalmente ha due metodi di fatturazione, il primo per uso personale e/o dimostrativo (con precisi limiti di importo), il secondo per i prodotti destinati ai clienti finali, come dai due esempi sotto:
    1° Prodotto 122,00€ (22,00€ IVA) sconto 30% = 70,00€ + IVA = 85,40€
    2° Prodotto 122,00€ (22,00€ IVA) margine 30% = 30,00€ – R.A. 5,84€ + 22,00€ IVA = 97,84€

    La differenza è che l’azienda deve incassare e versare l’IVA su 122,00€ anziché su 85,40€ e provvedere a pagare per conto dell’incaricato l’imposta per 5,84€!

    Quindi non praticando il secondo sistema di fatturazione si risparmia di versare circa 11,00€ e si fa credere agli incaricati che guadagnano di più!

    In pratica se l’azienda con cui lavorate o alla quale vi propongono di aderire, propone “Starter Pack” da 300€ o più senza che sia applicata in tutto o in parte la ritenuta di imposta, che per gli incaricati è del 18% (anzi meno) sappiate che poi rischiate che siate considerati al pari di un ordinario negozio e che vi venga chiesto di ottemperare a tutti gli obblighi (Partita IVA, CCIA, INPS, Licenza del comune, ecc) con le relative sanzioni!

    Personalmente sarei favorevole che queste aziende dovessero essere autorizzate dopo una completa ed esaustiva verifica da parte degli enti competenti prima di iniziare l’attività, perché gli incaricati sono sottoposti a rischi di multe e sanzioni, pur essendo incolpevoli!

  2. Roberto De Musso
    1 anno fa

    In Italia, il Network Marketing va bene come secondo lavoro per arrotondare o per guadagnare seriamente, ma alla lunga. Putroppo siamo decenni indietro rispetto ad altri paesi. Pensa che in Francia hanno aperto l’università per la vendita diretta

    1. Giancarlo Belloni
      1 anno fa

      Hai ragione nel dire che siamo indietro di decenni rispetto ad altri paesi!
      Diciamo anche che in Italia hanno tranquillamente lavorato sia le aziende serie che quelle fraudolente ed illegali, quindi le persone hanno perso la capacità di distinguere tra un serio MLM o NM e uno schema di ponzi!
      Se poi consideri che anche aziende che sono di MLM o NM sono state sanzionate, per quello che sono interpretazioni restrittive della norma sui sistemi piramidali, capirai che per una normale persona che non ha conoscenze specifiche o che ha partecipato inconsapevolmente a schemi piramidali è difficile accettare una proposta nel MLM o NM!

      Aggiungerei anche una cosa, molte aziende di MLM o NM non sono completamente in regola e questo non facilita sicuramente le cose, in molti siti in italiani di queste aziende mancano indicazioni obbligatorie ed informazioni obbligatorie sui diritti dei consumatori!

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